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Come scegliere il consulente del lavoro

Tutte le aziende con dipendenti hanno necessariamente bisogno di affidarsi a un consulente del lavoro che realizzi le buste paga e tante altre incombenze, ma non è tutto lì.
Iil consulente del lavoro è anche la persona alla quale ci si affida quando è necessaria una consulenza in materia di lavoro ad ampio spettro.

Come è possibile immaginare, essendo una disciplina molto delicata, è fondamentale che il consulente del lavoro sia un professionista affidabile e preparato, perché il rischio di incorrere in sanzioni, di diversa natura, è molto frequente.

Di cosa si occupa un consulente del lavoro?

Occuparsi delle buste paga è davvero una parte esigua della disciplina della consulenza del lavoro, perché la vera essenza è quella che riguarda la gestione del personale dal momento dell’assunzione, a quello della soluzione di casistiche come infortuni o malattie, fino alla conclusione del servizio lavorativo: in mezzo a questo avvicendarsi di pratiche, è molto importante anche creare un rapporto umano, basato sulla fiducia reciproca, tra il cliente e il consulente.

É doveroso specificare che esiste la figura del consulente come professionista che offre vari servizi, in mezzo ai quali la consulenza del lavoro è solo uno dei tanti, così come esiste, invece, chi si occupa esclusivamente di questo settore.

Nel primo caso potrebbe accadere che la consulenza sia affidata a un soggetto competente, ma non a uno specialista.

Nel secondo caso, invece, ci stiamo affidando ad una persona specializzata, e questo tipo di gestione in generale aumenta la fiducia del cliente.

Il consulente del lavoro, come qualsiasi altro professionista, deve capire che se vuole lavorare bene, anche il suo cliente deve essere soddisfatto, perché la soddisfazione significa tranquillità.

Evitare incomprensioni tra cliente e consulente

Nel momento in cui un cliente si affida a un professionista, si crea una connessione fatta di frequenti telefonate, contatti e assistenza, i quali, pressoché regolarmente, diminuiscono con il passare del tempo.

Questa è spesso una normale condizione, poiché si creano un equilibrio e un conoscersi tali che non richiedono il costante rapporto.

Tuttavia, quando questo accade, il consulente si ritrova spesso a perdere il cliente senza neppure aver ben capito per quale motivazione. Quando questo accade di solito è a causa del fatto che il consulente dà per scontato che, in mezzo ai tanti clienti e alle tante casistiche lavorative, se ci fosse qualcosa che non va il cliente esporrebbe della sua insoddisfazione; dall’altra parte, il cliente ha invece sentito venire meno il lato umano del rapporto e l’attenzione nei suoi confronti, sentendosi trattare con superficialità.

Un errore molto comune nei professionisti e, nella fattispecie, nei consulenti del lavoro, è quello di confondere il silenzio del cliente con il fatto che sia tutto a posto: in realtà, quasi mai è così e spesso il silenzio corrisponde solo a un non saper comunicare apertamente e serenamente la propria insoddisfazione.

Consigli sulla scelta del consulente del lavoro

Quando si sceglie un consulente del lavoro è opportuno impegnarsi nel mantenere la relazione reciproca sana, vediamo come fare:

– Il rapporto tra consulente e cliente deve essere basato su dei confronti che devono essere costanti, costruttivi e rispettosi. Il confronto e il non temere garbate osservazioni, è alla base di qualsiasi rapporto sano che voglia progredire e migliorare, anche quando si tratta di palesare un’insoddisfazione e persino quando si potrebbe dire qualcosa che possa dispiacere la controparte.

È importante, pertanto, che il consulente del lavoro fissi una cadenza per revisionare lo stato delle cose, per fare il punto della situazione e per domandare in modo diretto al cliente se sente il bisogno di comunicargli qualcosa.

– Interrogatelo sullo stato della vostra azienda, se sarà lui ad occuparsi dei cedolini paga e della gestione della posizione contributiva del lavoratore.
Può sembrare ovvio, in fondo è il suo lavoro, ma capita spesso che talvolta ci sia un rimbalzo tra consulente e commercialista, e a pagarne è l’azienda.

– Chiedetegli se è disponibile ad interfacciarsi con il vostro commercialista ogni mese, al fine di allinearsi entrambi sugli adempimenti.
Non potete rischiare che qualcosa non venga fatto ed è necessario che commercialista e consulente siano a stretto contatto.

– È importante definire da subito i costi. Alcuni consulenti lavorano con un fisso mensile più alto che include tutto, altri con una mensilità bassa ma ogni singola procedura viene poi pagata separatamente.
Chiedetelo esplicitamente.

– Il prendere la buona abitudine di fissare riunioni periodiche per fare il punto della situazione e apportare migliorie al metodo di lavoro è fondamentale, se il consulente non è disponibile lasciatelo perdere. Questo tipo di incontro permette al cliente e al consulente di aggiornarsi sia in materia di lavoro, sia in merito agli obiettivi che essi desiderano raggiungere insieme. Pensare che la partenza positiva del rapporto di lavoro segni la naturale buona prosecuzione è un grosso errore quello: gli incontri devono essere alla base del cammino lavorativo, quando questo intende andare in crescendo.

– Creare un legame empatico che porti il consulente a mettersi costantemente nei panni del cliente. Quando un rapporto lavorativo deve basarsi sulla fiducia reciproca, il consulente non può instaurare con il cliente un freddo rapporto in stile “fornitore cliente“; al contrario, si deve dar vita a un rapporto sinergico tra partner, tra i quali deve esserci condivisione di intenti e di obiettivi.

– Coinvolgere e domandare reciprocamente crea un rapporto certamente più impegnativo per le due parti, tuttavia il rapporto godrà di una rara solidità e difficilmente creerà una situazione nella quale si verificheranno difficoltà nel palesare critiche o eventuali malcontenti, i quali piuttosto potranno essere sanati prima che sfocino in eventuali interruzioni del rapporto lavorativo.

– Sembra banale dirlo, tuttavia, dando per scontata l’esperienza e la competenza del professionista quali primi criteri di scelta del consulente del lavoro, ciò che qualsiasi cliente chiede, in qualunque ambito lavorativo, è quello di sentirsi considerato, calcolato e persino coccolato.
Il cliente non vuole sentirsi un numero; egli, alla situazione nella quale consegna il materiale alla segretaria, trova il lavoro svolto e riceve la notifica che gli ricorda il pagamento della parcella, preferirà sempre quel consulente del lavoro che lo riceverà e lo farà sedere davanti a lui, creando un rapporto caldo, colloquiale, durante il quale sente che chi si occupa della sua attività è davvero interessato al suo bene.

Non è quindi sufficiente essere “bravi” in senso tecnico, dote ovviamente necessaria, poiché ciò che davvero metterà un consulente al di sopra degli altri professionisti e lo porterà ad essere scelto, sarà la bravura nel curare il rapporto umano.

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