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Temporary manager, in cosa consiste questo ruolo?

La figura del temporary manager nasce alla fine degli anni ’70, quando i vecchi schemi di management di stampo fordista iniziavano a vacillare.
Si affaccia sulla scena imprenditoriale europea un nuovo modello di gestione aziendale, basato su strutture snelle al vertice in grado di far fronte rapidamente a crisi e cambiamenti.

Cosa fa un temporary manager?

Oggi, una situazione di crisi non è più l’unico motivo per la nomina di un temporary manager.
Il temporary management si è infatti sviluppato su due direzioni: gestione del cambiamento e gestione operativa temporanea.

Le aziende utilizzano questa figura per sostituire manager poco performanti o indisponibili temporaneamente, col compito di gestire modifiche interne, coordinare i progetti o avviare nuovi business.

In questo modo, si garantisce all’azienda la continuità dell’organizzazione e di recuperare gap intermedi.

Gli scenari in cui opera un temporary manager

Questa figura viene spesa quando le aziende attraversano momenti critici, sia positivi che negativi, per sviluppare nuovi business in ottica di crescita, e per operare tagli e riassetti economico-finanziari.

Inoltre, il temporary manager trova campo d’azione anche nella gestione ordinaria dell’attività, con pieni poteri decisionali e deleghe.

Una figura professionale che offre alle società esperienza specifica in uno o più settori, si fa portatrice di un nuovo punto di vista e approcci alternativi alle problematiche in essere, agisce rapidamente e con profitto, e non rappresenta un costo fisso di lungo periodo.

Ruoli specifici del temporary manager

Supponiamo che un’azienda voglia creare un nuovo reparto vendite o desideri migliorare le prestazioni del reparto vendite.
Un manager temporaneo con esperienza di marketing può applicare le proprie conoscenze in materia, e contemporaneamente apportare modifiche strutturali.

Spesso, si tratta di azioni che la direzione preferisce non fare da sole, come fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni o cambiamenti di politica aziendale.

Essendo un outsider, il temporary manager può facilmente adottare misure drastiche che sono spesso impopolari.

Personalità del temporary manager

Un temporary manager deve avere molte competenze.
Innanzitutto, deve vantare una vasta esperienza di gestione, comunicazione chiara e capacità analitiche per identificare e risolvere i problemi.

L’atteggiamento pratico e la propensione al risultato sono caratteristiche essenziali per questo ruolo.
Oltre alle capacità manageriali e professionali, la personalità del manager svolge un ruolo cruciale.

Deve ispirare fiducia, adattarsi rapidamente alla cultura aziendale, stare lontano dai giochi politici all’interno dell’organizzazione e, soprattutto, assicurarsi di diventare credibile nel più breve tempo possibile.

Quanto dura l’incarico del temporary manager?

In media, un incarico richiede da 3 a 9 mesi.
Come suggerisce il nome, la gestione temporanea è a tempo determinato.

Il temporary manager non punta all’assunzione in azienda.

Anche se in alcuni casi la tentazione da ambo le parti è forte, in oltre otto casi su dieci questa pratica si rivela fallimentare.

Il gestore temporaneo è stato ingaggiato con uno scopo specifico. Ha una posizione molto diversa da quella del dirigente interno.
A causa della natura temporanea della missione, il manager ad interim potrebbe, ad esempio, prendere decisioni drastiche che mai opererebbe da interno all’azienda.

Benefici quando si opta per un temporary manager

La gestione esterna offre molti vantaggi.

Prima di tutto, la flessibilità e la velocità nella disponibilità e nella fornitura dei risultati del temporary manager.
Questi inoltre cercherà di raggiungere i suoi obiettivi e ottenere risultati il ​​prima possibile.

Un altro vantaggio è la sua specializzazione.
Ogni temporary manager è specializzato in una professione specifica, come risorse umane, logistica, produzione, vendite e marketing etc.

Inoltre il gestore temporaneo è legato alla società per un periodo di tempo limitato e pertanto la sua prestazione è pagata una tantum.

Temporary manager o consulente, quale scegliere?

La figura del temporary manager è spesso confusa con quella del consulente, ma il metodo di lavoro e gli obiettivi sono molto distanti tra loro.

I consulenti analizzano un problema, scrivono un rapporto e suggeriscono una soluzione.
Un temporary manager analizza e prende in carico anche l’organigramma aziendale, istrisce i dipendenti e fornisce indicazioni strategiche all’azienda.

Un’altra differenza essenziale rispetto a un consulente è che il temporary manager ha un ruolo esecutivo e potere decisionale.
Svolge anche attività operative quotidiane e pone in tal modo le basi per il futuro dell’azienda.

Costi del temporary manager

Un argomento su cui spesso si genere molta confusione quando non diffuso ed erroneo pregiudizio: i costi o le commissioni del temporary manager.
La percezione diffusa in molte aziende è che questa figura sia eccessivamente onerosa.

A conti fatti però, il ritorno su quanto speso per questo tipo di gestione può variare da tre a venti volte il capitale investito.
La tariffa giornaliera dipende dalla posizione, dalla durata e dalla difficoltà dell’incarico.

In molti casi, un temporary manager non è più costoso di un manager a tempo pieno.
Spesso, infatti, il vertice aziendale è più costoso della figura esterna.

Nei fatti, la società non deve prendere in considerazione assunzioni, trasporti, auto aziendali, formazione, prestazioni, assicurazioni, contributi previdenziali o TFR.

Le aziende spesso dimenticano o non sanno quanto costano i dipendenti a tempo pieno.

Inoltre, non vanno sottovalutate le perdite o il mancato profitto, se si continua ad applicare una gestione ordinaria in delicati momenti di crisi o cambiamento.

Pertanto, un manager ad interim è senza dubbio più economico e produttivo, in questi particolari casi, di un dirigente interno.

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