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Come fare impresa guardando film e serie tv

Di personaggi autoinsignitisi del ruolo di benefattori dell’umanità, pronti a diffondere sapere e conoscenze sul marketing, ce ne sono fin troppi.
Venire qui e proporsi come l’ennesimo santone sarebbe ridicolo ed incoerente da parte nostra.

Ed è per questo che abbiamo deciso di affrontare l’argomento più che blasonato del “Come fare business” in maniera… stupida.
Così ci siamo autogiustificati, possiamo fare i “motivatori” della domenica senza sentirci in colpa.

Come?
Usando qualcosa che ha ben poco a che vedere con il marketing, dal quale potremo trarre diverse ispirazioni che ci permetteranno di trasformare la nostra idea in un modello di business vincente: i film e le serie tv.

Il modo di pensare non convenzionale

Sappiamo cosa state pensando:

Ecco un altro che mi parla di essere originali e speciali, manco fosse un’altra puntata di Sailor Moon

No, no. Tranquilli.
O meglio sì, ma non del tutto.

Spesso programmare il lavoro in maniera  “ordinaria” non consente a tutti gli effetti di raggiungere il proprio scopo finale ma, al contrario, può tramutarsi nello sviluppo di programmi poco piacevoli da perseguire, che saltano fin dalle prime ore.

In alcune occasioni per risolvere un problema bisogna pensare in maniera alternativa.

Ad esempio come fa Mr Bean nelle sue tante avventure.

Il noto personaggio televisivo, infatti, si contraddistingue per essere tanto strano quanto originale ed egocentrico.
Proprio il suo modo di agire riesce, infatti, ad essere incredibilmente vincente e gli consente di perseguire tutti i suoi obiettivi.

Il problem solving alla Mr Bean

Prendiamo per esempio quando ha dovuto imbiancare casa: perché faticare in modo eccessivo quando col giornale, un secchio di vernice e un petardo è possibile riuscire a ottenere il medesimo risultato?

La creazione e lo sviluppo di un progetto, che sia la programmazione di una singola giornata di lavoro o di una grossa commessa, può talvolta esser affrontata proprio come fa lui: da un altro punto di vista.
Un’alternativa che punti all’obiettivo in maniera diretta, senza troppi fronzoli, addirittura (e lo diciamo solo per amore dell’eccesso!) noncurante delle potenziali conseguenze negative che si possono venire a creare.

Vi mette ansia questo modo di fare?
È normale, ma bisogna imparare ad uscire dalla propria comfort zone per evitare il ristagno professionale.

Imparare a rischiare è parte del vostro lavoro.
Imparare quanto potete rischiare è, invece, la vera chiave della crescita professionale.

Ovviamente il metodo di realizzazione di un progetto deve essere sempre studiato a priori, anche quando questo viene lanciato “in maniera originale“, proprio per evitare che si possano palesare delle conseguenze negative che potrebbero avere delle ripercussioni tutt’altro che ottimali per il proprio modello di business.

Ma ogni lavoro e mestiere oggigiorno si immerge quotidianamente in un mondo che è diverso da quello del giorno precedente, un sistema altamente instabile in cui l’evoluzione e la capacità di adattarsi ai nuovi mercati è un aspetto fondamentale per chiunque.
Imbianchino, idraulico o consulente aziendale che sia.

Ad esempio potete studiare le varie tipologie di sviluppo dei software (agile, SCRUM, evolutivo, cascata, spirale, etc.) e farli vostri.
Adattateli al vostro modo di lavorare in team (o da soli) e spingete per evolvervi e rendervi più efficienti provando cose nuove giorno per giorno.

Anche se non sviluppate software, vi serviranno per imparare a stabilire le priorità.

Magari scoprirete che potrete fare a meno dei petardi.
O magari no.

Superare gli ostacoli a tutto tondo, come una ciambella.

Ogni genere di progetto che creeremo per la nostra impresa sarà contraddistinto da un certo grado di difficoltà e numero di ostacoli che, spesso, possono essere abbastanza difficoltosi da superare.

Mettersi nell’ottica che ogni avversità può esser superata con metodo e una buona misura di sé stessi è fondamentale, ma bisogna anche imparare a farsi aiutare.

Facciamo un esempio pratico.

Nella serie dei Simpson, in particolar modo nel personaggio di Homer, è possibile notare come le svariate problematiche che si palesano vengano affrontate in modo sempre, anche se talvolta stranamente, convincente, cercando di trovare quel genere di soluzione che riesce ad essere tanto stramba quanto vincente.

Ma spesso e volentieri, non è del tutto farina del suo sacco.

Basti pensare al loro film, dove la famiglia gialla riesce a conquistare il mezzo di trasporto alla fiera proprio grazie a un’intuizione vincente della saccente Lisa.
È a quel punto che il temerario capofamiglia riesce, dopo vari tentativi, a superare le avversità: la sfera da percorrere con la moto per guadagnarsi il mezzo di trasporto tanto ambito.

Come ci riesce? Ascoltando un consiglio.

Cosa vuol dire questo?

Che ogni problema si paleserà con una serie di difficoltà, talvolta semplici mentre talvolta complesse.
Possono presentarsi tutte insieme o in momenti inaspettati, gialle oppure blue (siamo simpaticissimi, lo sappiamo).

Ognuna di queste andrà analizzata con attenzione, dato che a tutti i vari tipi di problematiche che si possono palesare è sempre possibile trovare una soluzione, ma se la stessa non dovesse essere alla vostra portata non insistete.
Chiedete aiuto e non siate venali, un problema irrisolto finirà sempre per costarvi molto di più.

Dopotutto se la figlia di Homer non gli avesse fornito quel particolare suggerimento, che ha rappresentato la soluzione al problema, la famiglia gialla sarebbe rimasta senza mezzo di trasporto e il film si sarebbe chiuso dopo circa quaranta minuti.

Non fatevi demoralizzare dalle eventuali sconfitte

Quando si fa business una delle parti che spesso tende ad essere abbastanza difficile da affrontare è quella che riguarda le sconfitte, che molto spesso tendono a bruciare come carboni ardenti sotto i piedi, o come i raggi solari in un’accaldata e afosa giornata estiva o come kryptonite nell’aria.

Eppure stamattina mi sentivo così Superman..

Quando si va incontro a una sconfitta, il proprio business non deve essere assolutamente bollato come fallimentare al primo intoppo.

Bisogna analizzarlo a mente fredda, valutando gli errori compiuti, cosa si può fare e cosa va cambiato.

Nel caso in cui ci si dovesse concretamente rendere conto che l’idea non è andata come sperato e che il tempo passato è sufficiente per darci una proiezione fallimentare, allora in quel caso non c’è niente di male a chiudere il libro e proseguire con qualcos’altro.

Ma non prima.

Ogni attività, soprattutto dopo i primi 6 mesi o il primo anno, se non è immediatamente supportata da un grosso successo soffrirà della perdita di motivazione da parte dei vari soci.
È normale, ed è altresì normale che capiti soprattutto nelle startup.

Quello è un momento davvero importante nella storia della vostra impresa, poiché potrà permettervi di discernere tra il socio che si rimbocca le maniche e lavora per ribaltare questa situazione, e il socio che passivamente riceve, magari arrendevolmente, la mano del fato.

Ed è anche il momento per una presa di posizione: il socio parassita va cacciato.
Senza se e senza ma, potrebbe essere proprio lui il motivo del ristagnamento del progetto.

Mentre chi ha avuto attimo di defaillance, ma che in cuor suo non demorde, chi sa mettersi in gioco e in discussione va sostenuto e supportato.

Questo perché nel corso della vostra vita da imprenditori dovrete affrontare molte sfide e “farvi scendere” tanti torti, tanti più quanto siete inesperti.
Un giorno potreste essere voi quello da sostenere e supportare, l’importante è che sia solo un momento transitorio e che ci sia, anche se celata dentro di voi, la voglia e il desiderio di rifarvi.

E se siete freelance?
In quel caso prendersi una pausa, anche di qualche giorno (ed una pausa vera, non di quelle fittizie “you know what I mean”) è la ricetta migliore.

Ritornerete sui vostri passi a mente più riposata.

Avete presente il ragionier Ugo Fantozzi?

Quanti rospi amari ha ingoiato durante la saga cinematografica?
Sicuramente tantissimi: un posto di lavoro dove viene schiavizzato, una moglie che lo tradisce e che sicuramente non è un bel vedere, una figlia e una nipote che sembrano essere uscite da un film dell’orrore (ma solo io ho appena realizzato che la saga di Fantozzi è misogina?) e diverse umiliazioni, percosse, situazioni dolorose e sconfitte che lo hanno sempre colpito.

Come una calamita che attrae ogni genere di disgrazia.

Insomma, il povero impiegato malcapitato interpretato, ed inventato, da Paolo Villaggio.

Ebbene Fantozzi può insegnarci ben due cose:
la prima è che la società degli anni 70 non è mutata poi tanto rispetto ad oggi, seppur ci si trovi nel secondo decennio del XXI secolo (secondo lo standard internazionale sulle date ISO 8601-2).

La seconda è che riuscire a rialzarsi dopo aver preso una batosta e trovare comunque del positivo in ogni tipo di situazione che si palesa e che sembra essere devastante, è il solo modo di fare se si vuole vivere in modo sereno.

Stessa costa per il proprio business: anche se la caduta sembra essere distruttiva, trovare la forza di rialzarsi rappresenta il comportamento maggiormente corretto da adottare, dato che un momento negativo sicuramente si paleserà prima o poi nella propria vita imprenditoriale.

Non vi è il bianco senza il nero, il pari senza il dispari, il bene senza male e il salato senza dolce: anche nella vita aziendale, quando si avvia un’impresa, vi saranno momenti di gloria e altri che si vorrebbero evitare come la peste, ma saper gestire la situazione, sapersi rialzare quando si sbaglia, imparare dai propri errori e solo a quel punto conquistarsi il proprio momento di gloria, rappresenta la scelta ideale.

Dopotutto anche Rocky è sempre andato al tappetto ma è riuscito a rialzarsi: riuscire a trovare la propria Adriana quando si fa business rappresenta il comportamento perfetto da mettere in campo.

L’importante è scegliersela bene.

Fare impresa non è semplice e non credete a chi vi dice il contrario.

La forte concorrenza, il livello di competenza tecnica necessario e ovviamente le mille situazioni che si possono palesare, sono un notevole muro d’entrata, ma soprattutto è necessaria un’indole all’imprenditoria che non è da tutti.

E non c’è niente di male nel rendersi conto che l’imprenditoria non ci si confà, non bisogna vergognarsene.

Non date retta a chi vi dice che l’autoimprenditoria è l’unica via verso la felicità, non calzatevi dei pantaloni stretti solo perché stanno bene a qualcun altro.

C’è chi per indole è imprenditore e chi è dipendente, e non c’è un ruolo migliore o superiore all’altro.

È solo uno schema mentale retrogrado e stupido che per anni è stato magari anche vero per via di una ovvia gerarchia, ma che nei tempi moderni è notevolmente cambiato come rapporto e che ad oggi è supportato solo grazie a personaggi dubbi che esaltano l’autoimprenditoria per motivare le masse in cambio di quattro spicci.

Essere un professionista ed esser assunto da un’azienda che ci valorizza proprio per le nostre capacità, è solo motivo di vanto alla pari di chi decide di gestire autonomamente il proprio talento.
Non c’è scritto da nessuna parte che l’autoimprenditore è in una posizione superiore rispetto a chi ha scelto di fare il dipendente, e di certo l’autoimprenditoria non l’ha mai prescritta il medico.

In entrambi i casi è sempre vero che cercare di essere positivi e con i piedi per terra, studiando delle strategie innovative come se si fosse dei ninja oppure una squadra d’assalto pronta a intervenire per sconfiggere dei rapinatori armati fino ai denti, può notevolmente aiutarvi nel raggiungimento del vostro obiettivo finale.

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